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Wittgenstein, la conferenza sull’Etica e l’autismo
di Leonardo Tonini

12 luglio 2016


La conferenza sull’etica, pubblicata per la prima volta nel gennaio 1965, [1] fu pronunciata, probabilmente, fra il settembre 1929 e il dicembre 1930, davanti ai componenti di un’associazione chiamata «The Heretics», [2] a Cambridge. La conferenza segna, come tutti sanno, il ritorno o il riavvicinamento del filosofo austriaco alla filosofia.

Wittgenstein se ne era allontanato per diversi motivi, non ultimo il rifiuto del Trinity College di accettare il suo Tractatus come tesi di laurea, [3] ma gradualmente si accorge che ci sono delle falle nel suo modo di intendere il linguaggio. L’aneddoto racconta dell’incontro con l’economista marxista Piero Sraffa [4] che, passeggiando insieme al filosofo sulla riva del Cam, il fiume di Cambridge, gli fece il famoso gesto napoletano di menefreghismo [5] e che questo gesto mise in crisi Wittgenstein. In realtà non si hanno prove che le cose siano andate veramente così. Già durante la sua fallimentare esperienza come insegnante in una scuola elementare, Wittgenstein in una lettera a Russell, [6] si lamentava di come la gente fosse cattiva, o incapace di capire, di comprendere la ragione; e su Sraffa, in una lettera a Rhees, scrive: «la cosa più importante che ho guadagnato nel parlare con Sraffa era un modo “antropologico” di guardare i problemi filosofici». [7] Siamo alle soglie delle seconda speculazione, quella che porterà alle postume Ricerche Filosofiche. La questione della reciproca influenza tra l’economista italiano e il filosofo viennese è tema di dibattito. Wittgenstein afferma, proprio nell’introduzione alle Ricerche, che Sraffa ha avuto una influenza decisiva sulla sua nuova visione delle cose filosofiche, [8] ma nella realtà dei fatti, non è possibile stabilire l’esatta influenza reciproca perché i due, frequentandosi quasi ogni giorno, non hanno lasciato una significativa testimonianza scritta delle loro discussioni. Le numerose lettere prevenutaci appaiono deludenti per la storia della cultura.

La Conferenza sull’etica, come si sa, afferma che le proposizioni etiche sono prive di senso in quanto pretendono di essere assolute. L’esempio è quello del tennista dilettante. «Supponiamo che io giochi a tennis e che uno di voi mi veda giocare, e dica “In realtà lei gioca abbastanza male”. Supponiamo che io replichi “Lo so, gioco male ma non voglio giocare meglio”; quell’uno di voi potrebbe allora solo dire “Ah, se è così va tutto bene”. Ma supponiamo invece che io abbia detto a uno di voi una bugia assurda e che costui venga da me e mi dica “Lei si comporta come un disgraziato”, e io gli risponda “Lo so di comportarmi male, ma non voglio comportarmi meglio”, potrebbe forse dire, costui “Ah, se è così va tutto bene”? Certamente no; direbbe piuttosto “Ma lei ‘dovrebbe’ desiderare di comportarsi meglio». [9] La cosa viene vista del filosofo come insensata dal punto di vista logico. L’etica pretende di dare un giudizio di valore al di sopra del mondo, come se non ne facesse parte, mentre i fatti del mondo e tutti i giudizi relativi che si possono dare non sono che descrizioni: «Se dico, per esempio, che questa è una “buona” sedia, ciò significa che la sedia serve a un certo scopo ben determinato e la parola “buono”, qui, ha significato solo se questo scopo è stato fissato in precedenza. Infatti, la parola buono, nel senso relativo, significa semplicemente raggiungere un certo predeterminato livello».

Ogni umana opera, ogni teoria, ogni scritto, affonda le sue radici, come sappiamo, nella posizione sociale e nella psicologia dell’autore e, aggiungerei io, anche nel periodo storico in cui l’autore si trova a vivere. Wittgenstein proveniva da un ambiente sociale e familiare molto particolari e aveva difficoltà nelle relazioni sociali. Era figlio di una delle più ricche famiglie austriache e, pur non avendo prove certe su questo, aveva dei tratti tipici dello spettro autistico ad alto funzionamento. [10] Nella casa di famiglia pare esistessero ben 4 pianoforti a coda e compositori come Brahms, Mahler e Richard Strauss erano di casa. Il fratello maggiore era un eminente pianista [11] e la sorella era stata in cura da Sigmund Freud. Un ambiente quindi pieno di stimoli intellettuali di altissimo livello, forse con qualche difficoltà nei rapporti tra padre e i figli visto che tre dei fratelli di Ludwig sono morti per suicidio, e che nel ’14 egli non ha esitato un attimo per andare volontario sul fronte italiano e che ancora, alla morte del padre, ha rinunciato completamente alla favolosa eredità…

A Vienna, nel 1905 Ernst Mach aveva pubblicato Conoscenza ed errore, e in un libro precedente aveva asserito: «Bisogna rinunciare a rispondere a domande riconosciute prive di senso e questo manca dove mancano i dati sensibili» [12] che non così poco assomiglia all’ultima preposizione del Tractatus: “Su ciò, di cui non si può parlare, si deve tacere”. Dopo una laurea in ingegneria a Manchester, [13] Wittgenstein va a Cambridge, dove segue le lezioni di Russell e Moore. Un aspetto poco indagato, secondo me, è l’influenza dell’ambiente di Cambridge dei primi anni 10 del secolo scorso sul pensiero del primo Wittgenstein, mi riferisco in particolare alla presenza, proprio a Cambridge, di Tagore nel 1912 e di Ramanujan. Non che si sappia di contatti diretti tra i citati e il giovane viennese, ma l’ambiente di Cambridge di allora era permeato di misticismo e di tensioni etiche. Io ritengo che due campi di indagine interessanti per comprendere la prima produzione di Wittgenstein siano appunto l’ambiente di Cambridge dei primi anni dieci e l’ambiente culturale viennese che si muoveva intorno ai circoli teosofici di Steiner e della Blavatsky. Il Tractatus si presenta infatti come libro religioso nel tono, un libro ad immagini mentali come i libri di mistica indiana, anche nella famosa immagine della scala.

L’altro aspetto da tenere in considerazione per una esegesi del Nostro è appunto la difficoltà relazionale, la mancanza di empatia con gli altri, i comportamenti stereotipati, la goffaggine e l’ossessione per una stretta gamma di interessi. Ma al di là dei sintomi, che in mancanza del paziente sono irrilevanti, faccio mia una valutazione di Michael Fitzgerald, psichiatra, dove dice che il passaggio tra la durezza del Tractatus e la permissività delle Ricerche è appunto frutto dell’adattamento sociale dell’ammalato di Asperger. [14] La differenza tra l’Asperger adulto rispetto all’adolescente è appunto questa, il comprendere, cioè, che qualsiasi verità non ha valore fuori dal contesto sociale dove certe asserzioni, giudizi di valore o comportamenti hanno significato all’interno di un determinato gioco linguistico.

La conferenza sull’Etica potrebbe segnare appunto il passaggio tra una visione infantile del mondo a una adulta, agli occhi di una persona affetta da autismo ad alto funzionamento. È proprio nell’ultima parte della conferenza che Wittgenstein afferma: «L’etica, in quanto sorge dal desiderio di dire qualcosa sul significato ultimo della vita, il bene assoluto, l’assoluto valore, non può essere una scienza. Ciò che dice, non aggiunge nulla, in nessun senso, alla nostra conoscenza. Ma è un documento di una tendenza nell’animo umano che io personalmente non posso non rispettare profondamente e che non vorrei davvero mai, a costo della vita, porre in ridicolo». Questo è dire: ok, dal punto di vista logico non ha senso, ma non esiste solo il punto di vista logico. E soprattutto: anche i punti di vista non logici hanno pari dignità di esistere. Cosa che non è scontata per chi legge il Tractatus.

Molti sottolineano che il Tractatus sia un libro religioso. Forse questa è una forzatura, anche se il tono generale della prolusione è piuttosto precettivo, di certo è un libro che parla di etica proprio là dove dice che non se ne può parlare. Mi era capitato in mano un giornalino dei Testimoni di Geova e, aperto a caso, mi è caduto l’occhio su un articolo che sosteneva che i problemi che affliggono l’umanità sono nati nel momento in cui l’uomo si è arrogato il diritto di parlare di Etica. Si sosteneva, insomma, che il libro di Etica esiste già e che non è stato scritto dagli uomini, ma da essi trascritto, su ispirazione. Wittgenstein non propone un testo di Etica, ma ugualmente dice che non è affare umano, che è trascendentale, che è al di là del dicibile.

Permettetemi due considerazioni finali. La mia è una ipotesi, non è nemmeno una teoria, anzi forse per dire meglio è una suggestione che mi viene da anni di frequentazione dei testi wittgensteiniani. Anche se trovassi il modo per confermare quanto ho detto (che di per sé impossibile), ciò non toglierebbe valore all’opera di uno dei più influenti pensatori del XX secolo. Non è quindi una critica, la mia, vorrebbe offrire qualche spunto per una indagine storica, in senso lato. Qualcuno di stretta osservanza filosofica si interroga se il Nostro sia stato effettivamente un grande filosofo, uno che ha detto qualcosa di veramente significativo in campo filosofico, o non sia la sua una ripresa di certi temi kantiani e, addirittura, hegeliani. [15] Anche nella storia della logica, ben altro posto hanno pensatori come Frege e Gödel, ma l’influenza del suo pensiero e della sua personalità sulla storia della cultura è semplicemente innegabile.


[1] In «The Philosophical Review», 75, Cornell University, Ithaca.
[2] Attiva a Cambridge tra il 1909 e il 1932, di orientamento modernista, era una associazione di studenti e intellettuali, tra i suoi associati ebbe, oltre a Wittgenstein, anche Bertrand Russell, John Maynard Keynes e George Bernard Shaw che hanno tenuto lezioni e conferenze.
[3] «Se non mi merito che facciate un’eccezione per me nemmeno su certi stupidi dettagli, allora tanto vale che vada direttamente al diavolo; e se invece ne sono degno e non lo fate, allora, per Dio, al diavolo potete andarci voi!». L. Wittgenstein, Lettere 1911-1951, trad. di A. Bottini, Adelphi, Milano 2012.
[4] Piero Sraffa (Torino, 5 agosto 1898 – Cambridge, 3 settembre 1983).
[5] Secondo alcune fonti, il gesto dell’ombrello.
[6] Ottobre 1921, da Trattenbach; ma gli italiani, quando parlano di Wittgenstein, tendono a dimenticare l’incidente Haidbauer nel quale Il filosofo fu chiamato a giudizio e sottoposto a visita psichiatrica per aver causato lo svenimento di un bambino di 11 anni, Josef Haidbauer. Caso poi messo a tacere dai buoni uffici del padre.
[7] Monk Ray, The duty of a genius, 1991, “Wittgenstein once remarked to Rush Rhees that the most important thing he gained from talking to Sraffa was an ‘anthropological’ way of looking at philosophical problems.”
[8] Volutamente evito di parlare di Frank P. Ramsey.
[9] L. Wittgenstein, Lezioni e conversazioni sull’etica, l’estetica, la psicologia e la credenza religiosa, a cura di M. Ranchetti, Adelphi, Milano 1967. Così anche per le citazioni successive.
[10] Sindrome di Asperger.
[11] Paul Wittgenstein (Vienna, 11 maggio 1887 – New York, 3 marzo 1961).
[12] E. Mach, Analyse der Empfindungen, 1900
[13] Tesi: Ludwig Wittgenstein: “Improvements in Propellers applicable for Aerial Machines.” Patent No. 27.087, - AD 1910 GB. 1910.
[14] Autism and Creativity: Is There a Link between Autism in Men and Exceptional Ability? London, 2003.
[15] Ad esempio Robert Brandom in Between Saying and Doing, ed. Oxford University Press, 2008.



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