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Transmoderno Un nuovo paradigma
A cura di Marco Baldino




Il Truman/Berlusconi Show
[A proposito di un libro di Fulvio Carmagnola e Matteo Bonazzi]*

di Giacomo Conserva


20 giugno 2013


Da un gruppo di ricerca milanese sull’immaginario contemporaneo (che ha già prodotto un volume su “Il fantasma”) è uscito qualche mese fa, Il fantasma della libertà. Inconscio e politica al tempo di Berlusconi (Mimesis, 2011) — risale a un tempo che sembra ere distanti da quello attuale (così trapassano le fortune del mondo): Berlusconi corrotto e trionfale (e trionfante); sua coalizione salda; alto livello di consensi ai sondaggi; nessuna crisi economico-finanziaria mondiale in corso/alle porte. Anche nessuna nuova guerra: l’intervento in Libia non era ancora cominciato.

Il quadro disegnato è affascinante: un maestro dei giochi/maestro del godimento che tiene in pugno l’immaginario degli italiani, che a sua volta si concentra massivamente su di lui; il suo ghigno, i suoi eccessi, il suo stile sono segni distintivi di questa identificazione/proiezione.

Come nel Truman Show (1), si vive in una realtà falsa ma totalmente vera, tecnologicamente manipolata ma assolutamente spontanea. Pensare alternative è futile — lo stesso pensiero di ciò è compromesso dalle strutture profonde che sono in atto in ciascuno, anche negli oppositori.

Raffinati strumenti concettuali vengono messi in atto dagli autori per analizzare la situazione (una volta scartate come assolutamente banali spiegazioni che facciano risalire l’incantesimo in atto al puro bombardamento dei media, controllati da uno solo): è uno stile di godimento che è in campo, come già in altri termini Wilhelm Reich e la scuola di Francoforte avevano teorizzato a proposito della Germania nazista: solo che mentre là ai tedeschi veniva proposto dal nazionalsocialismo un modello a venire di società da costruire, di valori da realizzare (l’Impero millenario) qui tutto è fermato su un eterno presente in cui non esiste storia o conflitto, ma solo superficiali composizioni o ricomposizioni in un reality che continua per sempre, un reality il cui ultimo collante è appunto Lui. — Finiti i tempi dello scambio comunicativo razionale, della ragione illuministica, della politica in quanto difficile elaborazione collettiva di scelte — siamo nel regno del puro arbitrio (di B.), ogni volta eternizzato.

L’unica speranza che viene intravista per spezzare il cerchio incantato è di capire il proprio coinvolgimento in esso (che è inevitabile), vederlo, traversarlo, e attendere un evento che possa (come le insurrezioni in Tunisia ed Egitto, espressamente nominate dagli autori) irrompere imprevisto e assieme (retroattivamente) del tutto inevitabile, e portare a un novum.

Questo riassunto, che ha cercato di essere fedele, fa poca giustizia alla ricchezza di intuizioni del testo; in particolare, vorrei ricordare a) l’uso della ricerca di Agamben sul concetto di sovranità (‘gloria’); b) di Lacan e Žižek — sul supplemento mostruoso e osceno del Potere, sul godimento dei sottoposti, sul riflettersi di parti frammentate del loro inconscio sulla ugualmente frammentata figura del leader; c) il concetto di maestro dei giochi/del godimento, che ha dimensioni iperboliche, dickiane, con un che di perverso ben al di là dell’iperreale delle simulazioni alla Baudrillard. (2)

Due o tre osservazioni:

1) c’è in questo libro l’ingresso di qualcosa in Italia inedito o quasi, che si situa al di là delle analisi marxiste (o freudo-marxiste) tradizionali, o del discorso post-modern, ‘francese’: è appunto l’irruzione di Lacan/Žižek (che corrisponde a quanto, a livello internazionale, ha determinato una rinascita lacaniana e una ‘sinistra lacaniana’) — qualcosa in grado di misurarsi con lo squallore/orrore del dominio totale del capitalismo post-1989, e con il sostanziale fallimento contestuale delle politiche ‘liberal’ e socialiste (progressive Labour, Veltroni, Schroeder, per certi aspetti Clinton ecc.) e pure con la sconfitta o marginalizzazione sostanziale dei vari movimenti emancipatori o liberatori (donne, gay, minoranze etniche ecc.) — in una società comunque post-patriarcale. Sembra che, per capire questo mondo, sia molto utile parlare di reale, immaginario, simbolico — di oggetto a minuscolo — di Kant + Sade — di fantasma del corpo frammentato — di distruttivo ed eccedente godimento dell’Altro. (3)

2) Manca completamente una analisi socio-economica, e delle strutture di potere. Si dice, certo, che così come in Italia c’è Berlusconi, in Francia c’è Sarkozy, in Russia Putin; ciascuno è il nome di qualcosa: ma di cosa esattamente? (4) — Sembra che, per gli autori, la risposta stia nel fallimento del progetto habermasiano di illuminismo coerente e democrazia compiuta, ad opera, sembrerebbe, di un immaginario catturato dal Potere. Non vengono nominati altri fallimenti (in primis quello del Socialismo Reale) e altre eclissi (quella del discorso marxista, o puramente della sociologia classica). Non esistono i rapporti di produzione, i centri di potere, lo sviluppo disuguale, le multinazionali, gli apparati segreti ecc. Tutto questo, come spesso dice Žižek appunto, è puramente e semplicemente respinto fuori dal quadro, disavowed, forcluso — corrispondendo del resto a una tendenza assolutamente prevalente del dopo ’89, con l’assunzione a parametro di fondo indipendente del ‘mercato’, con i suoi correlati di FMI, Banca Mondiale, G7, lotta contro il terrorismo e contro il fondamentalismo, e così via — con tutto ciò ridotto a ‘puri fatti della vita’ che è inutile analizzare più di tanto (ammesso che li si menzioni). — Ma questo comunque non è un problema particolare di questo testo, ma un segno distintivo dello spirito del tempo; il libro resta coinvolgente, aperto, e dà molto da pensare (a me ha dato molto da pensare) — non solo nell’attesa del mutamento improvviso di paradigma, dello jetz-zeit/adesso del tempo messianico, o dell’evento-verità, ma proprio per attraversare la loro attesa, o la loro costruzione.

3) È un libro, infine, che nasce da una sofferenza e cerca risposte ad essa. Il deserto del reale e del reality che, come dicono gli autori, attraversiamo, è pieno di trappole, miraggi, mostri, allucinanti angosce. Intraprendere questo viaggio senza garanzie di successo (come ho ricordato all’inizio, il quadro di partenza sembra chiuso, con tutti i giochi fatti, ovvero con le regole dei giochi permutabili all’infinito senza progresso o mutamento) è un atto di grande coraggio, credo, e di grande speranza: che il deserto della vita associata e intrapsichica possa rifiorire, in qualche modo, prima o poi. Ora (settembre 2011) posso dire che ‘le cose sono in moto’; allora era molto più difficile; il Benjamin che aleggia per tutto il libro (e soprattutto verso la fine) è quello della speranza assurda, quella speranza appunto che per i senza speranza ci viene donata. Quella che è sempre fondamentale, e fondante.

4) A questa speranza corrisponde l’accanimento della teoria, che scopre, cerca, discute argomenti, in un movimento del tutto aperto. Questo, come fece notare Hannah Arendt, è una manifestazione essenziale (in actu, non in potentia) della libertà e dignità umana, e come tale va accolta e fino in fondo salutata.


(*) da “ISintellettualistoria2. Antropologia della politica per una teoria dell'immaginario sociale”, settembre 2011 - scritto su proposta di Attilio Mangano, cui molto sono grato.


(1) Per il Truman Show (Peter Weir, 1998) vedi l’INTERNATIONAL MOVIE DATABASE, in rete, o Wikipedia.

(2) I suoi tratti e le sue azioni ricordano piuttosto, in effetti, il ‘genio maligno’ di Descartes; e si tenga a mente pure come ‘signore delle illusioni’ fosse un appellativo del demonio — e ‘signora del gioco’, domina ludi, nome di chi guidava il sabba.

(3) Una ottima introduzione a Lacan è il libro di Bruce Fink, The Lacanian Subject, Princeton University Press, 1996.

(4) Per esempio il libro di Alain Badiou, Sarkozy: Di cosa è il nome? (Cronopio, Napoli 2008), o un acutissimo articolo di Žižek del 2009 dedicato proprio a Berlusconi, «Berlusconi in Theran», 23 Luglio 2009, “London Review of Books”.
[Vale poi la pena di rileggere i Commentari alla società dello spettacolo di Guy Debord e La società dei consumi di Baudrillard. Moltissimi testi di Žižek sono disponibili on-line, vedi http://www.lacan.com/bibliographyzi.htm. Per una eccellente sintesi di punti chiave del suo discorso, si può far riferimento a due saggi di Jodi Dean: Žižek on Law, 2004, e Enjoyment as a Category of Political Theory, 2005, o a un libro di Slavoj Žižek come Il soggetto scabroso. Trattato di ontologia politica, Cortina, Milano 2003.]


Michel Berberian, Peinture, 2012 (Courtesy ArtZine)




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