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Transmoderno. Un nuovo paradigma | Kasparhauser IV
A cura di Marco Baldino




Verso una trasformazione transmoderna della Società Globale
di Marc Luyckx Ghisi

(Traduzione di Giacomo Conserva)


20 giugno 2013



DA DOVE STO PARLANDO?

Per quasi 10 anni (1990-99) ho fatto parte del “Forward Studies Unit” [Gruppo Studi Avanzati] della Commissione Europea; e mi trovavo nella cabina guida dell’enorme Airbus europeo: quasi senza potere, ma con una eccezionale visione del mondo, con possibilità di viaggiare e incontrare cittadini eccezionali, leaders religiosi, leaders politici e intellettuali, uomini e donne di tutto il mondo. Molti erano “creativi culturali” (Ray, 2000). Questi contatti mi hanno arricchito, e mi hanno insegnato più dei libri: pertanto, in questa terza parte della mia vita, mi sono sentito obbligato a scrivere, per condividere l’informazione e la conoscenza che ho accumulato.

Durante quegli anni io lentamente conclusi che siamo entro una trasformazione globale che è molto più ampia, profonda e radicale di quanto gli economisti e politici dominanti chiamano “globalizzazione”. Vidi un enorme tsunami di mutamento globale che si sviluppava, si accresceva e ribolliva nelle nostre società, pronto ad esplodere. Quella trasformazione esplosiva sta accadendo ora.

Questa trasformazione è un mutamento di paradigma, molto molto oltre la postmodernità. ‘E il rapido declino della società industriale e patriarcale capitalistica dominata dall’Occidente, e l’inizio di una completamente nuova società transmoderna, post-capitalistica, post-industriale, post-patriarcale. Siamo già a mezza via in questa nuova logica del paradigma transmoderno. Poche persone ne sono consapevoli, pur avvertendolo nel loro subconscio.

Questa spiegazione la offro per aiutare in tutto il mondo i cittadini a esprimere esplicitamente quanto già implicitamente conoscono.


I CINQUE LIVELLI DELLA TRASFORMAZIONE TRANSMODERNA

I. Il livello più basso (sbconscio), il rischio che l’umanità si suicidi

Se l’umanità continua le strategie di crescita e sviluppo industriali, capitalistiche, patriarcali corre il rischio di un suicidio collettivo. Ciò era vero quando solo l’Occidente stava contaminando il globo e esternalizzando in altri luoghi i propri rifiuti. Ora che a questo gruppo si sono uniti altri tre miliardi di cittadini (includendo Cina, India, Brasile e altri...) diventa evidente un collasso ecologico collettivo. I cittadini di tutto il mondo ne sono consapevoli. Pochi ne parlano, ma la cosa resta nel nostro subconscio collettivo.

È proprio in questo livello subconscio che scopriamo un estremamente potente motore di trasformazione. L’umanità ha già deciso di sopravvivere. Io sono convinto che vi sono nel mondo un miliardo di “creativi culturali” che silenziosamente stanno cambiando valori- pensando intanto di essere soli. Questi nuovi valori sono rispetto per la Madre Natura, cura per le comunità, le relazioni famigliari, la crescita interiore, le altre culture, desiderio di una diversa logica economica, ecc..

Le sole statistiche di cui disponiamo (del 1997) indicavano circa un 25% di “creativi culturali” negli Stati Uniti e in Europa. [1] Secondo le mie informazioni, vi è probabilmente la stessa proporzione nel mondo musulmano, nell’America Latina, in Cina e in India. Immagino che in tutto il mondo vi siano un miliardo di creativi culturali- di cui il 66% sono donne. [2] Ciò vorrebbe dire che 600 milioni di donne stanno guidando il mutamento nel pianeta.


II. Fine di valori patriarcali e presenza di un nuovo sacro

I valori patriarcali di comando, controllo e conquista sono obsoleti, poiché non rendono possibile un mondo inclusivo e sostenibile in cui l’umanità potrebbe sopravvivere. Quei valori possono avere permesso meravigliosi sviluppi della scienza e della tecnologia, come l’atterraggio sulla luna, ma non sono in grado di proteggere il pianeta Terra.

Per questo stiamo ricercando un nuovo insieme di valori favorevoli alla vita- e questi sono post-patriarcali. Nel corso di due generazioni il contenuto stesso della sacralità è mutato più che in 5000 anni. Per mia figlia ‘sacro’ (riconnessione con l’universo) significa qualcosa di completamente diverso dal concetto di ‘sacro’ di mia nonna (separazione dal mondo, per raggiungere il divino). Il ‘sacro’ di mia figlia è probabilmente post-patriarcale.

E il sacro è la base di tutti i sistemi di valore di una civiltà. Cosicché, se questa base sta così velocemente mutando, gli altri valori devono trasformarsi anch’essi. La trasformazione è qui... già in opera nei nostri figli.


III. Terzo livello: fine della Modernità
  1. Dalla estrema intolleranza moderna alla radicale tolleranza transmoderna.

    Sebbene la modernità ritenga sé stessa tollerante e universalista, la sua epistemologia, la sua stessa definizione di verità sono estremamente intolleranti. La modernità ha ucciso quasi tutte le altre culture e civiltà. Ancora di più, ha convinto tutte le altre culture di essere ‘sottosviluppate’ e quindi ontologicamente inferiori. Ha in molti casi distrutto completamente storia e ricordo di quelle culture. L’Unesco ha recentemente pubblicato una storia dell’Africa in otto volumi. Molti hanno reagito dicendo: ‘Esiste una storia dell’Africa?’ Poichè la storia dell’Africa è stata completamente cancellata dagli storici occidentali moderni. Sfortunatamente questo è vero per molte altre culture. Gli storici dell’America del Sud stanno riscrivendo la storia del Sudamerica, che era stata creata da zero dagli invasori.

    La transmodernità è basata e costruita su una epistemologia completamente differente. Non vi sono più piramidi. La verità si trova nel centro del tavolo comune attorno al quale tutte le culture siedono in modo paritario. Pure donne e uomini sono uguali. Il fine urgente della vita è occuparsi insieme della nostra comune sopravvivenza. Ma la principale meta della vita per ciascuno è raggiungere il centro, la “luce divina” o la “assenza di luce”. E più ci si avvicina al centro meno si riesce a dare una definizione di che cosa è l’illuminazione. È solo possibile sperimentarla. E nessuno ha la proprietà o il controllo di questa verità “vuota”. È impossibile. La transmodernità significa così la fine delle religioni dogmatiche. Animali e piante sono rispettati perché sono, come noi, parte dell’universo. La transmodernità ha una epistemologia radicalmente tollerante. È già radicata in alcuni cittadini (almeno il 25%). A ogni modo parecchi (circa il 70%!) si sentono a disagio in questo strano periodo di trasformazione e insieme di ritorno a intolleranze premoderne o moderne. Questo causa tensioni.

  2. La modernità ha distrutto l’anima; la Transmoderità spinge a un reincanto del mondo.

    La modernità ha “cancellato [entzaübert] l’incanto” del mondo, come giustamente disse Max Weber. Ha convinto la civiltà occidentale che nulla esiste al di fuori della realtà razionale. Ha alienato tutti noi dai nostri corpi, le nostre anime, le nostre intuizioni, i nostri sentimenti e la nostra creatività. Ci ha pure convinto che non vi è nulla dopo la nostra morte. È la prima civiltà della storia ad aver negato ogni sopravvivenza dopo la morte, e così facendo ha incrementato al massimo l’angoscia occidentale riguardo alla morte.

    La transmodernità potenzialmente invita gli umani a impegnarsi sulla strada per un reincantamento. Il reincantamento ricollega tutte le scatole separate della nostra esistenza: intelligenza, razionalità, sentimenti, intuizioni, corpi, anime, amore, speranza, denaro, lavoro, politica, etc. ‘E un modo per risperimentare la completezza in speranza e gioia. Molte persone stanno percorrendo questo viaggio, in silenzio, attraverso tutti i continenti, e anche entro l’Islàm.

    La Transmodernità è pure consapevole che non vi è uno ‘scontro di civiltà’ (Huntington, 1993). I conflitti principali sono fra interpretazioni (premoderne, moderne, transmoderne) all’interno di ogni gruppo religioso.

    A Bruxelles nel 1998, in collaborazione con la ‘Accademia Mondiale delle Arti e delle Scienze’, il ‘Forward Studies Unit’ della Commissione Europea organizzò un congresso su ‘Sviluppo della civiltà e governance’. [3] Era assolutamente chiaro che entro il blocco musulmano di 1 miliardo di persone potevano esserci altrettanti transmoderni che in Occidente: (200.000.000). Ma i nostri governi sono troppo moderni per vedere questa trasformazione in corso. In verità questo enorme gruppo, con la sua maggioranza femminile, in conflitto con le interpretazioni premoderne dello stesso Corano, è invisibile agli osservatori moderni.

  3. La Modernità ha dato alla scienza un ruolo divino; la transmodernità vuole che essa sia responsabile.

    Dato che il metodo scientifico è razionale, fornisce un accesso diretto alla Verità. La scienza ha così ricevuto uno status quasi-divino (Prigogine, 1984 ultima pagina) che è ora in completa crisi: i cittadini chiedono a scienza e tecnologia di costruire un mondo sostenibile, e la scienza moderna non può riuscire in questo. Gli economisti, altri ‘esperti’ e ‘tecnocrati’ hanno funzionato nella modernità come un nuovo clero, che come tutti i cleri è infallibile e al di sopra della critica.

    Un altro motore intellettuale del mutamento di paradigma è costituito dalle scoperte nella fisica quantistica dopo Einstein, con vincitori di premi Nobel come Bohr (1922), Heisenberg (1932), e Prigogine (1979). Le loro scoperte hanno cambiato la stessa definizione del metodo scientifico, che era basato su esperimenti riproducibili ed obiettivi, e che si diceva star portando alla Verità sulle Leggi della Natura. Qui si è scoperto che la stessa azione di osservare muta le condizioni dell’esperimento. Per il Premio Nobel Ilya Prigogine (& Stengers), la scienza diviene un approccio poetico alla realtà (1984, pagina finale), e il ‘metodo scientifico’ è utile solo per alcuni casi eccezionali. Questa è la fine dell’approccio ‘moderno’ alla scienza. Sfortunatamente troppo pochi scienziati accettano questo mutamento di paradigma. E gli economisti lo rifiutano del tutto.

    La Transmodernità mette a disposizione un concetto completamente diverso di scienza e tecnologia. Lo status ‘divino’ della scienza nella modernità non ha più ragione di esistere. I cittadini non saranno più disposti ad accettare tutto quello che la scienza offre e vende loro. La scienza e la tecnologia, come con tutte le azioni umane, devono riorientarsi verso il desiderio dei cittadini del pianeta di un mondo sostenibile e socialmente inclusivo. Devono rispondervi, e divenire ‘responsabili’. Devono recuperare il loro ruolo umano e contribuire al bene comune.

  4. La Modernità è stata l’ultima forma di valori patriarcali assolutamente dominanti.

    Questi valori di ‘comando controllo e conquista’ sono essi stessi in profonda crisi, poiché non possono provvedere una credibile risposta alla crisi della sostenibilità, né un futuro per i nostri figli. Essi sono comunque impressi nei nostri corpi, le nostre istituzioni, le nostre società e le nostre famiglie.

    La Transmodernità, come abbiamo visto, è radicalmente post-patriarcale, poiché donne e uomini siedono con pari dignità alla tavola del mondo. ‘E l’unico modo per progredire.

IV. Quarto livello: l’economia transmoderna. Fine del capitalismo industriale e nascita di una società (postcapitalistica) dell’immateriale

In 5000 anni vi sono stati quattro mutamenti degli strumenti di produzione. Quello che le persone sentono ma non vedono con chiarezza è che stiamo cambiando i nostri strumenti di produzione.

Dalla pastorizia matrilineare alla agricoltura premoderna: 5000 anni fa siamo passati dalla pastorizia alla agricoltura, e la nostra visione della vita è cambiata. I nuovi strumenti di produzione erano la terra, i semi, la tecnologia agricola e il pregare gli Dei per un tempo favorevole. La Dea Madre fu rimpiazzata dal Dio Padre, e invece della sacralizzazione di donne, sessualità, vita e morte abbiamo visto la sacralizzazione della Morte e del sacrificarsi e dei maschi! La proprietà privata fu improvvisamente necessaria per proteggere i campi, e le donne vennero ad essere dominate dagli uomini (come proprietà). Questa transizione fu violenta.

Dalla Agricoltura premoderna alla Industria moderna: 4000 anni dopo siamo passati dall’agricoltura all’industria. I nuovi strumenti di produzione erano fabbrica, tecnologia e capitale. Tutto mutò di nuovo nella nostra visione della vita. Entrammo in un mondo secolarizzato, dove gli umani erano sottomessi alle macchine e controllati da un tempo meccanicistico. Un nuovo sistema monetario fu creato dalle banche, non più da Re e vescovi. Questa transizione fu molto violenta, anche; comportò crociate, guerre di religione e Inquisizione. Coloro che detengono il potere non amano cederlo ad altri, e quindi creano guerre.

Dalla società industriale moderna alla società transmoderna della conoscenza: 2000 anni dopo Cristo stiamo nuovamente cambiando paradigma, mentre entriamo nella società della conoscenza. Stiamo abbandonando la società industriale perché la sua visione della vita (il suo paradigma) non è in grado di immaginare e realizzare un futuro sostenibile per l’Umanità. Adesso noi creiamo valore applicando conoscenza per creare nuova conoscenza. Invece della General Motors abbiamo Google e IBM. Il settore TED (Technology, Entertainment, Design) è quello in cui saranno creati nuovi posti di lavoro. Il nuovo strumento di lavoro è il cervello umano che collabora in reti. Questo vuol dire che il nuovo management deve rispettare gli umani (“capitale umano”), e diventare umanistico. — Alternativamente, in uno scenario negativo, il management vorrà manipolare il cervello dei dipendenti. — La macchina deve diventare ‘human friendly’, amichevole per gli umani. Le macchine divengono sottomesse agli Umani. Questo è un enorme mutamento. I Transumanisti sono un esempio di gruppo che non capisce né accetta questo passaggio da una società centrata sulle macchine ad una centrata sugli Umani. Il mutamento appare anche violento, per via delle guerre che è l’Occidente a condurre.

La società della Conoscenza è una società post-capitalistica.
  1. Il processo di creazione di valore è immateriale e post-capitalistico: la radice di ogni economia è il processo di creazione di valore. Il nuovo processo di creazione di valore non aggiunge più (come nell’industria) valore ad un oggetto, ma applica conoscenza alla conoscenza per creare nuova conoscenza (Drucker, 1994). E la conoscenza è come l’Amore. Più se ne condivide, più se ne ha. Questo è esattamente l’opposto della logica capitalistica (non condividere mai il tuo capitale!)
  2. Lo strumento di produzione post-capitalistico è il cervello umano associato in reti: ogni sera lo strumento di produzione torna a casa sua. Se il management non è centrato sulle persone, queste (lo strumento di produzione) se ne vanno altrove con la loro conoscenza, e l’impresa fallisce.
  3. Management post-capitalistico e post-industriale: il Management deve diventare centrato sulle persone, quindi umanistico. Di qui la crescente importanza dei dipartimenti RI (Relazioni Umane). Nello scenario negativo, il management cercherà di manipolare il cervello dei dipendenti.
  4. Peter Drucker († 2005) spiega che capitale finanziario e tecnologia stanno diventando meno importanti del ‘capitale umano’. A suo parere siamo già in una ‘società post-capitalistica’. Ma nessuno dice nulla, e continuiamo a gestire il nuovo entro il vecchio sistema industriale. Di qui la crisi.
  5. Misurazioni qualitative post-capitalistiche: come misurare la conoscenza? Sulla Rete ci sono troppa informazione, troppa conoscenza. La gente ricerca conoscenza accoppiata a saggezza. I mercati finanziari attualmente usano in più del 50% dei casi nuovi parametri di misurazione chiamati ‘risorse intangibili’ (Sveiby, 1994). [4]
  6. Sistema di scambio e moneta post-capitalistica: è impossibile vendere la conoscenza, perché si tiene presso di sé la conoscenza che si ‘vende’. Nella nuova società della conoscenza, si può solo ‘condividere’ la conoscenza. Lo slogan ‘libero commercio’ è sorpassato in questa nuova economia, e diventa ‘libera condivisione della conoscenza’ (“Open Source”). Ciò vuol dire che è possibile passare a un sistema monetario post-industriale e post-capitalistico. ‘E evidente la crisi del sistema industriale-finanziario.
  7. Strategia post-capitalistica: da vinci/perdi a vinci/vinci: nella nuova economia, i competitori collaborano in ‘comunità di pratica’ (Verna, 2002). L’approccio dolce di una strategia vinci/vinci è molto più efficiente. Le donne sono solitamente due volte più efficienti in questo nuovo tipo di management della società della Conoscenza.
  8. Politica post-capitalistica sui brevetti: diventa quasi impossibile brevettare la conoscenza, perchè la conoscenza filtra sempre fuori (Cleveland, 1997). I farmaci generici stanno vincendo dappertutto, non ostante la lotta delle grosse imprese farmaceutiche. I programmi Open Source stanno conquistando spazio e importanza maggiori, mentre la Cina ha già scelto Linux e l’IBM ha scelto politiche ‘Open Source’. Questo porta a una maggiore trasparenza nelle nostre società.
  9. Strutture post-capitalistiche a rete: è impossibile creare conoscenza in una struttura piramidale, dato che informazione e conoscenza non circolano in una piramide. Le imprese devono quindi passare ad una struttura a rete. I sistemi patriarcali di ‘comando, controllo e conquista’ sono completamente obsoleti, dato che è impossibile controllare una rete.
  10. Concetto post-capitalistico di crescita: Questa è una delle novità migliori. Quanto diventa cruciale in questa nuova economia è la qualità della conoscenza, e saggezza nell’azione. Questi nuovi importanti obiettivi sono qualitativi. Danno una indicazione preziosa che stiamo cambiando la pietra angolare del concetto industriale-capitalistico di crescita. Dalla crescita quantitativa stiamo passando a tutta velocità alla crescita qualitativa. Questa nuova crescita potrebbe essere orientata verso una economia mondiale veramente sostenibile, poiché solo una crescita qualitativa è ancora possibile nel nostro mondo finito.
Lo scenario negativo è molto attivo. Le grandi imprese come IBM, SUN, SAP, Siemens stanno più o meno andando nella direzione di un management centrato sulle persone, opzioni Open Source, e rispetto umanistico per dipendenti ed ambiente. Così facendo accumulano nel mercato azionario una quantità di ‘risorse intangibili’. Alcune sono più avanzate di altre, come l’IBM. Tutte sono prese da questa nuova vision postcapitalistica e postindustriale, pur senza affermarlo esplicitamente. Sulle stesse posizioni abbiamo anche una parte della Commissione Europea, che sta spingendo verso un approccio (centrato sulle persone e sui cittadini) di “Tecnologie Convergenti”. [5] Essi rappresentano il gruppo dello scenario positivo.

Dall’altro lato sta il gruppo dello scenario negativo. Aziende come la Motorola e importanti gruppi di potere come la "US National Science foundation" hanno una vision completamente diversa. Secondo loro NON stiamo cambiando paradigmi. Le macchine rimangono più importanti degli umani. La loro strategia è ‘neo-industrale’ e transumanista. Ecco i loro punti di vista:

Costruiamo computer potenti (come il Big Blue), in grado di essere più intelligenti degli umani. Che la macchina controlli e diriga una parte sempre più grande delle nostre aziende e della nostra società. Si potrebbe silenziosamente assumere la governance sui miei computer. Il Brave new World! [6] La seconda strategia è di manipolare il cervello umano. La Motorola già lo fa con i suoi dipendenti (nel contratto è prevista la inserzione di un micro-chip sotto la pelle).

In questo paradigma neo-moderno, che chiamo lo scenario negativo, le considerazioni etiche non hanno spazio, dato che la scienza, secondo la definizione moderna, raggiunge la Verità tramite il metodo ‘scientifico’. Quindi che bisogno c’è di etica? Si aspettano, prima o tardi, una silenziosa assunzione della governance locale e globale da parte di supercomputer. Contemporaneamente ogni cervello umano sarà ‘migliorato’ grazie alla introduzione nel sangue di milioni di nanocomputer. La più articolata giustificazione per questo modo di pensare collegato al (neo-industriale) scenario negativo è contenuta nel Manifesto dei Transumanisti. [7] Questa visione filosofica chiede completa libertà di modificare il corpo umano con qualunque tecnologia, per migliorarlo indefinitamente, sperando di arrivare alla immortalità. L’Unione Europea ha deciso di impegnarsi per questa ‘società della conoscenza’. I capi di stato europei hanno deciso, nel 2000, di implementare la Strategia di Lisbona (2000-2010) diretta a rendere competitiva la UE in questa società della conoscenza ma con rispetto per l’ambiente e l’inclusione sociale. Sono loro ad avere inventato il concetto di ‘società della conoscenza’. Hanno avuto la capacità previsionale di capire che siamo di fronte a un mutamento degli strumenti di produzione, e quindi a una nuova società. E adesso la UE sta decidendo di continuare la stessa strategia con ‘Europa 2020’. Sfortunatamente, i governi europei non hanno seguito i visionari che immaginarono questa strategia innovativa, e che sapevano che questo era un nuovo paradigma economico (il Primo Ministro portoghese Gutterrez e il Prof. Maria Joao Rodrigues: Rodrigues, 2003). Ecco perchè questa strategia non è stata un successo. ‘E un concetto post-industriale gestito con una strategia industriale.


V. Quinto livello: politica transmoderna. L’Unione europea

La Politica Transmoderna è attorno a noi, ma noi non la vediamo. Essa va nella direzione di network non-violenti di Stati. Questo è invero un nuovo paradigma politico, dato che in un mondo globale la guerra non pare più una soluzione efficiente. Il peso della prova sta adesso sul Guerriero, come scrisse Mayor, il precedente direttore dell’Unesco. [8]

I network di pace sono pure la fine delle strutture piramidali.. Stanno introducendo un nuovo livello politico globale di gestione non-violenta fra stati, nel nostro mondo globale. L’Unione Europea è il primo esperimento riuscito di non-violenza fra stati. Ha funzionato per 60 anni. Ma i nostri governi la presentano come un mercato, o un Superstato. Mentre la UE dovrebbe andare nella direzione di un network di solidarietà e pace i nostri stati la stanno spingendo verso un Superstato, e un Megamercato!!! Il Mercato è il mezzo, non il fine!

La Modernità ci ha dato un fondamentale mutamento di paradigma: lo ‘Stato di Diritto’, che ha lentamente sviluppato la non-violenza fra cittadini entro i confini nazionali. In modo simile, la transmodernità ci porta non-violenza Fra Gli Stati.

In questo senso, la UE è la prima struttura politica transmoderna del mondo. È un’aquila allevata da galline (i nostri governi europei).

Una conseguenza della politica transmoderna nel rapporto fra religioni e politica: Conflitti fra paradigmi, invece che fra religioni.
Le religioni stanno tornando sul palcoscenico della politica.La ‘Forward Studies Unit’ della Commissione Europea riunì nel maggio 1998 una conferenza ad alto livello sul tema ‘Governance e diverse culture’. [9] Una delle conclusioni principali fu che i conflitti più difficili non sono fra religioni, come il professore di Harvard Huntington aveva sostenuto (1993), ma sono piuttosto all’interno di ogni religione, fra i premoderni, i moderni ed i transmoderni. Siamo così coinvolti in uno scontro di paradigmi, piuttosto che di civiltà. Un’altra molto importante conclusione fu quella proposta dal Prof. Ziauddin Sardar, direttore di “Futures” e specialista del mondo Islamico: entro il gruppo musulmano potrebbero esservi più di 20% di transmoderni — che silenziosamente preparano il futuro dell’Islam nel XXI secolo. Una terza importante conclusione fu che le autorità politiche in tutto il mondo dovranno il prima possibile passare ad una visione transmoderna, e riconoscere apertamente l’esistenza di una dimensione ‘spirituale’ in ogni essere umano.


CONCLUSIONE

La transmodernità è un profondo mutamento, e noi ci siamo in mezzo. Questo mutamento ha cinque diversi livelli, e alcune spinte profonde alla sua base. La trasformazione vera e propria ha luogo in profondo silenzio. A guidare la discussione sono in parte gli scienziati, i ‘pensatori della Integralità’, e in parte Aziende come l’IBM e altre. Sfortunatamente, la maggior parte delle università non sono di grande aiuto in questa riflessione decisiva. Questa trasformazione è così importante che tutta la mappa mondiale è completamente aperta. Nessuno è dominante in questo nuovo quadro, dato che oggi la sfida non è costruire una nuova ‘Silicon Valley’, ma raggiungere una visione corretta, e comprendere la natura della trasformazione.

Quali governi saranno i primi a capire rispondere? I Cinesi, gli Stati Uniti, gli Europei, i Brasiliani, gli Australiani? Chi proporrà nuove soluzioni che davvero siano post-industriali e post-capitalistiche? Nessuno lo sa.

L’esito è veramente aperto.


[1] Il ‘Club di Budapest’ ha fatto una nuova ricerca sulla presenza di ‘creativi culturali’ in Europa. I risultati sono stati pubblicati per stato. Non conosco una pubblicazione che dia nuovi risultati per l’Europa nel suo complesso.
[2] Disponiamo di statistiche solo per Stati Uniti e UE. E abbiamo delle interessanti indicazioni e analisi, da parte di specialisti autorizzati ma controversi, per il mondo musulmano e la Cina. Non abbiamo quasi nessuna indicazione per America del Sud e Australia.
[3] Vedere: http://vision2020.canalblog.com/archives/religions_and_conflicts/index.html.
[4] L’anno scorso il vice-presidente della Borsa di New York, in una conferenza pubblica all’università di Louvain-la-Neuve, in Belgio, disse che il 60% delle misurazioni della Borsa riguardavano le ‘risorse intangibili’. Stewart Thomas A., in The Wealth of Knowledge (2002), parla del 70%.
[5] Per ulteriori informazioni su questo argomento vedere il mio libro:
http://vision2020.canalblog.com/archives/my_1st_book_in_english__the_knowledge_society/index.html.
[6] Il nuovo mondo, di Aldous Huxley, famosissimo esempio di anti-utopia. [Ndt]
[7] http://en.wikipedia.org/wiki/Transhumanism
[8] Mayor Federico (1995). The New Page tradotto da La nouvelle page, Editions du Rocher, Unesco, 1994.
[9] Civilizations and Governance. Congresso organizzato dalla’ Forward Studies Unit’ e dalla ‘World Academy of Art and Sciences’ a Bruxelles nel Maggio 1998. Il testo è disponibile sul mio blog, sotto ‘religioni e conflitti’.



BIBLIOGRAFIA

Alle Verna
The future of knowledge increasing prosperity through Value networks, Butterworth Heineman, New York 2002.

Cleveland Harlan
Leadership and the information revolution, World academy of art and science, Minneapolis, MN 1997.

Drucker Peter
Post capitalist society, Harper, New York 1994.

Huntington Samuel P.
The clash of civilizations?, “Foreign Affairs”, 72 (3).

Prigogine Ilya & Stengers Isabelle
Order out of chaos: Man’s new dialogue with nature, Bantam, New York 1984.

Ray Paul H., & Anderson Sherry R.
The cultural creatives: How 50 million people are changing the world, Three Rivers, New York 2000.

Rodrigues Maria João
The new knowledge economy in Europe. A strategy for International competitiveness and social cohesion, Edward Elgar, Cheltenham (UK) 2003.

Sveiby Karl Erik
The new organizational wealth: Managing & measuring knowledge-based assets, Better & Koelher, San Francisco (USA) 1997.


Marc Luyckx Ghisi (Louvain, 1942). Teologo e ricercatore nel campo delle trasformazioni culturali globali. Autore dei volumi Au-delà de la modernite du patriarcat et du capitalisme. La societe reenchantée?, (L'Harmattan, 1977) e Surgissement d'un nouveau monde. Valeurs, vision, économie, politique... tout change (L'Harmattan, 2012). È stato consulente di Jacques Delors e Jacques Santer presso la Commissione Europea. Attualmente è membro dell’«Auroville International Advisory Council» e vicepresidente della COTRUGLI Business schools a Zagabria e Belgrado.




Michel Berberian, Homme courant (bleu-vert) (Courtesy Saatchi Online. Discover art. Get discovered)


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