Kasparhauser
come si accede al pensiero





Kasparhauser

2012


Philosophical culture quarterly


Culture Desk


Périodicité


Ποίησιϛ


Materiali


General Index


Info

Carl Rogers e il caso Ellen West
di Giacomo Conserva

12 gennaio 2013


Il caso Ellen West fu pubblicato da Ludwig Binswanger negli USA, nel 1958 (assieme a altri testi di Minkowski, E. Straus, di Binswanger stesso e altri ancora) in un volume curato da Rollo May, Angel e H. Ellenberger (il futuro autore de La scoperta dell’Inconscio): un’opera destinata a una grande e duratura influenza, intitolata, sulle tracce di Heidegger, Existence (1).

Poco dopo, Carl Rogers partecipò a un seminario interdisciplinare (c’erano psichiatri, psicologi, un antropologo sociale, uno storico) dedicato espressamente a Ellen West. Una prima versione, abbreviata, del suo intervento fu pubblicata nel 1961 (2); il testo completo, «Ellen West e la solitudine», appare nell'Ottanta, in quello che è praticamente il suo testamento spirituale, Un modo di essere (3).

È un testo inusuale: pieno di indignazione e di ira, e al tempo stesso estremamente lucido, con toni che per certi aspetti ricordano quelli successivi di Ronald Laing (doveva averne appena letto L’Io diviso, di cui distintamente riprende concetti chiave: il Sé diviso, appunto, e il falso Sé — (4)) nella asprezza della denuncia. Un vero e proprio manifesto della terapia centrata sulla persona, nel senso più forte. Perché per Rogers il nucleo del problema sta proprio lì, nella rinuncia alla pienezza delle proprie responsabilità e autonomie, delle proprie emozioni e sensazioni, per via della paura della solitudine, del ricatto affettivo di genitori e ambiente. E, poi, nell’ulteriore isolamento derivante dalla mancanza di un sistema sociale omogeneo e coeso di valori e di sostegno reciproco, che compensi quella rinuncia (qui riprende implicitamente, come altrove in termini espliciti, il tema della solitudine dell’uomo metropolitano di David Riesman, l’autore de’ La folla solitaria (5)). Invece di leggere nel diario e nella storia di Ellen West il progressivo inarrestabile estendersi della mancanza-d’essere, egli vi vede la repressione famigliare e la paura, che spingono una ragazza intelligente e piena di vita, di arretramento in arretramento, su un terreno sempre più ristretto e angoscioso, fino a intravedere infine nella morte l’unica possibile liberazione. Di questo destino Rogers giudica almeno corresponsabili i vari psichiatri e psicanalisti che, sempre oggettivando lei e i suoi sentimenti, si sono affaccendati attorno a lei (fino alla decisione di Bleuler e Binswanger di lasciarla andare incontro al suicidio).

In una specie di esperimento mentale, o fantasia compensatoria forse, immagina che la ragazza si rivolgesse a lui o a qualche altro terapeuta che sapesse trattarla con accettazione e rispetto: che l’aiutassero a non rifiutare né cancellare la propria storia, i propri sentimenti (anche negli aspetti angosciosi e/o contradditori), il proprio corpo. E ritiene che Ellen West quasi sicuramente avrebbe scoperto modi di essere significativi, nella libertà e nella autonomia, tramite un incontro terapeutico in cui non fosse stata lasciata sola, ma il terapeuta avesse dato altrettanta presenza e altrettanta messa in gioco:

«Essere una persona — che talvolta si oppone ai genitori, talvolta alle pressioni sociali, che spesso sceglie di agire anche se insicura del risultato è qualcosa di doloroso, costoso, qualche volta perfino terrificante. Ma sarebbe molto prezioso: essere se stessi vale il prezzo che si paga. Ed avrebbe molti altri aspetti degni di nota.»

«Nella relazione terapeutica in cui tutto di se stessa fosse accettato, Ellen potrebbe scoprire che si può comunicare il proprio Sé più completamente. Scoprirebbe che non ha bisogno di essere sola e isolata, che qualcun altro può capire e condividere il significato della sua esperienza. Scoprirebbe inoltre che in questo processo è diventata amica di se stessa- che il suo corpo, i suoi sentimenti e i suoi desideri non erano nemici estranei, ma parti amichevoli e costruttive di se stessa. Non sarebbe più necessario da parte sua esclamare quelle parole disperata: “Sto morendo nella lotta contro la mia natura”. I suoi due estraniamenti essenziali sarebbero stati alleviati. Si troverebbe in un rapporto buono e comunicativo con se stessa, e troverebbe più sicuro essere pienamente se stessa in una relazione. Come conseguenza, scoprirebbe di porre più aspetti di se stessa in rapporto con gli altri, e di nuovo con la verifica che non si tratta di qualcosa di pericolosamente insicuro, ma semmai più soddisfacente.»

«È grazie ad un processo simile che, secondo me, la parete di vetro si sarebbe dissolta. Ellen avrebbe scoperto che la vita è avventurosa, e spesso dolorosa. Costituirebbe una perplessità costante il definire il comportamento che meglio si armonizzi ai suoi sentimenti complessi e contradditori. Ma essa sarebbe più viva e autentica, e in rapporto con se stessa e gli altri. Avrebbe risolto il suo problema personale, che è anche quello della grande solitudine dell’uomo moderno.» (cfr. pp. 150-151)

E la conclusione, piena di durezza ma anche di speranza:

«Fare di una persona un oggetto si è rivelato utile nel trattamento delle malattie fisiche; non si è dimostrato utile invece con i pazienti psicologici. Apportiamo un aiuto profondo solo quando nella relazione rischiamo noi stessi come persone, quando sperimentiamo l’altro come una persona coi suoi diritti. Solo allora ha luogo un incontro ad una profondità tale da dissolvere il dolore della solitudine in entrambi, nel cliente come nel terapista.» (p. 152)

Negli anni successivi, fra antipsichiatria, femminismo e generale clima di trasformazione radicale, vi saranno molte altre controletture di ‘casi’ celebri e non: così Soul Murder (assassinio dell’anima) di Morton Schatzman (6), che ripercorre il caso del Presidente Schreber, trattato da Sigmund Freud, base della interpretazione psicanalitica della paranoia e del delirio; Foglie di primavera di Aaron Esterson (7), anche lui collaboratore di Laing (al centro una ‘semplice’ schizofrenica); Ritratto di Dora di Hélène Cixous (8): il ‘caso Dora’, Freud ancora, l’isteria (o anche Il fattore della verità di Jacques Derrida, a proposito di un celebre seminario di Lacan su Poe (9)). Il testo di Rogers figura sicuramente a pieno titolo in questa compagnia.


(1) L. Binswanger, «The case of Ellen West. An anthropological-clinical study», in Rollo May, Ernest Angel, Henri F. Ellenberger (a cura di), «Existence: a new dimension in psychiatry and psychology, Basic Books, New York 1958, pp. 237-364.

(2) C. Rogers, «Ellen West — and Loneliness», in Id., The Carl Rogers Reader, Howard Kirschenbaum,Valerie Land Henderson, New York 1989, pp. 157-168.

(3) C. Rogers. Un modo di essere. I più recenti pensieri dell’autore su una concezione di vita centrata sulla persona, tr. di M. Bonacci, Psycho, Firenze 1983; Giunti, Milano 2012.

(4) Vedi la traduzione italiana de’ L’Io diviso. Studio di psichiatria esistenziale, a cura di D. Mezzacapa, Einaudi, Torino 1959, 2010.

(5) D. Riesman, La folla solitaria, tr. di G. Sarti, Il Mulino, Bologna 1957, 2009.

(6) M. Schatzman, La famiglia che uccide, tr. di E. Codignola, Feltrinelli, Milano 1974, 1980.

(7) A. Esterson, Foglie di primavera. Un’indagine sulla dialettica della follia, tr. di Raffaele Palminteri e Olga Tancredi, Einaudi,Torino 1973, 1982.

(8) H. Cixous, Ritratto di Dora, tr. it di Luisa Muraro, Feltrinelli, Milano 1977.

(9) J. Derrida, Il fattore della verità, tr. di F. Zambon, Adelphi, Milano 1978.


Carl Rogers


Home » Périodicité » Ellen West. Nel regno dell'ansia


© 2013 marcobaldino.com