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Blanka Dvorak, Nehemiah, 2003



Kasparhauser ISSN 2282-1031

Postmoderno



Marco Della Greca
Il reale? Un libro, nient’altro che un libro...

Tra i primi a dedicare un lungo studio all'opera di Blanchot, Michel Foucault pensa bene di partire dal principio. E abbordando la questione frontalmente, incappa subito nel problema. Je parle. Proposizione puntiforme e infinita, che quando è pronunciata sembra eterna e quando non lo è sembra eternamente impronunciabile. Paradosso ancora più infido dell'io mento di Epimenide, che può essere sciolto se si fa della proposizione l'oggetto di un'altra proposizione di grado superiore — io dico che io mento — dal cui valore di verità dipende quello dell'altra. Ma se si scrive io dico che io parlo, nulla si risolve: non si può "risolvere", parlando, l'atto di parlare, che nel momento in cui avviene sembra non aver mai avuto inizio, e che quando si tace sembra non aver avuto fine, nel senso che non può essersi concluso ciò di cui nessuna traccia testimonia la passata esistenza.



Giuseppe Crivella
Blanchot tel que je l’imagine

Il Neutro allora è l’Essere stesso, percorso come da un margine disorientato verso l'eccesso livido di una pienezza anodina, penetrato dalle infiorescenze di un miraggio perfetto incassato nell'origine di ogni opera, il cui linguaggio sia al tempo stesso dissipazione di un'interrogazione inappellabile, raggrumato spazio ospitante parole spettralmente profondate in un vuoto diventato pietrificato crollo, ossessionata molteplicità di silenzi sorti da uno sguardo immobile su quell'ineffabile punto cieco che ha l'astratto nome di morte.



Marco Baldino
Fenomenologia dell’età globale

Questo testo era stato steso come piano per un numero monografico di Kasparhauser dedicato alla possibilità di rappresentarci i caretteri del nostro tempo. Il numero non si è potuto realizzare, come molto altri del resto, per vari motivi. Lo proponiamo nudo e crudo, a testimonianza del lavoro svolto dalla rivista e da alcuni amici disinteressati e generosi.



Guido Cavalli
Polifonia e monodia delle tradizioni

Certo, ogni contesto determina le sue forme e la tensione unitaria non produce solo archetipi, ma anche torsioni, esasperazioni, e fugaci illuminazioni. L’ascolto di un mottetto di Du Fay è ormai molto difficile per noi. Il miracolo della polifonia è tramontato. Altrettanto una composizione di Messiaen.



Sandro Vero
Narrazione e tempo umano. Dal postmoderno ai Quaderni Neri

L’unica vera, realistica narrazione possibile sembra essere quella narrazione che si pone rispetto alle altre non già in un contegno di riprovazione o di supponente superiorità, bensì in una sorta di atteggiamento cannibalico: in realtà il capitalismo nella sua versione ultimativa ha bisogno delle narrazioni che esclude, che stigmatizza come lasciti anacronistici del secolo breve.



Rosa María Rodríguez Magda
Immagine, serie, fuga nel barocco

L’atteggiamento del filosofo è fatto di scepsi e assiomatica. La scepsi è l’atto dello scettico, il non credere, il dubbio sistematico. Viene da dal greco sképsis (controllo, ricerca, dubbio, osservazione), da skeptomai e campione della scepsi è stato senz’altro Nietzsche che nella Gaia Scienza porta la scepsi al suo estremo limite.



Giuseppe Crivella
Archeologia del Postmoderno 1. Paralogia come pragmatica del figurale

Che cos'è il Postmoderno? Nella bruciante immediatezza della domanda forse è già possibile intravvedere possibilità di risposta che ancora oggi aspettano d'essere vagliate a dovere.



Giuseppe Crivella
Archeologia del Postmoderno 2. Etemorfologie

Esaminare i passaggi di stato; quali e quanti sono gli elementi caratteristici di una configurazione, quali e quanti devono subire una modificazione massiccia perché suddetta configurazione scivoli verso un’altra...




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