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Blanka Dvorak, Nehemiah, 2003



Kasparhauser ISSN 2282-1031

Postmoderno



Lorenzo Lasagna
Calvino e l’utopia capovolta. Come il terzo millennio ha smentito le Lezioni americane. Parte quinta - Visibilità

Concludendo, ciò che rischia di farci difetto al tempo della comunicazione digitale, non è dunque la facoltà di “pensare per immagini”. Verrebbe da dire esattamente l’opposto: che oggi si pensa quasi esclusivamente per immagini: sintetiche, puntiformi, infinitamente riproducibili. Come Calvino stesso temeva, la quantità di immagini che ci circondano è divenuta incalcolabile. Ad essere andato perso, però, è tutt’altro: è la capacità di conferire un significato alle immagini disponibili.



Lorenzo Lasagna
Calvino e l’utopia capovolta. Come il terzo millennio ha smentito le Lezioni americane. Parte quarta - Esattezza

L'esattezza, conclude Calvino, è una metaforica “battaglia col linguaggio per farlo diventare il linguaggio delle cose, che parte dalle cose e torna a noi carico di tutto l'umano che abbiamo investito nelle cose”. Siamo al punto. Nonostante l'ultima, ambigua, affermazione circa la loro umanità (o umanizzazione), comprendiamo che l'esattezza è proprio questo: 'il linguaggio delle cose'. E' una sorta di realismo ingenuo del linguaggio, appena appena nascosto sotto una patina di strutturalismo e di romanticismo.



Lorenzo Lasagna
Calvino e l’utopia capovolta. Come il terzo millennio ha smentito le Lezioni americane. Parte terza - Leggerezza

Si continua a parlare di società liquida, ma la verità è che siamo probabilmente già entrati in una società gassosa, composta di particelle in un perenne, sovreccitato moto browninano. In quali momenti soffriremmo per un difetto di leggerezza? Le informazioni che ci scambiamo circolano prive di supporti. Persino le nostre malattie virano dall'organico allo psichico. Le nuove forme di dipendenza (come le ludopatie) sono sine materia. Amori, viaggi, studi, si consumano attraverso immagini su uno schermo.



Lorenzo Lasagna
Calvino e l’utopia capovolta. Come il terzo millennio ha smentito le Lezioni americane. Parte seconda - Molteplicità

Con tutta evidenza, la diffusione della molteplicità (avvenuta principalmente grazie ai mezzi tecnologici di comunicazione, ma anche in seguito ad altri fenomeni macroscopici come la democratizzazione del corpo sociale e l'alfabetizzazione di massa) ha avuto più l'effetto di inibire l'esercizio e la diffusione della conoscenza, che quello di potenziarla o di rappresentarne una manifestazione esemplare.



Lorenzo Lasagna
Calvino e l’utopia capovolta. Come il terzo millennio ha smentito le Lezioni americane. Parte prima - Rapidità

Non mi risulta che le Lezioni americane siano state sottoposte al vaglio di una critica retrospettiva per quanto riguarda il loro valore, diciamo così, di cultural theory. Se ne parla invariabilmente con deferenza, come di profezie avverate. Eppure sarebbe oggi difficile ignorare l'intrinseca ambivalenza di quegli auspici: la rapidità ha dispiegato solamente effetti liberatori, o ha generato anche nuove, epocali forme di disagio? La visibilità è un vettore di conoscenza o non piuttosto la condizione per attuare un controllo pervasivo e illimitato? La leggerezza è levità o inconsistenza? E così via....



Silvia Cegalin
L'idea di Corpo. Incontri tra antropologia filosofica e Transumanesimo

L'evolversi delle tecnologie, iniziato indicativamente agli esordi degli anni Ottanta, ha condotto il corpo umano ad abbracciare nuove frontiere di modellazione. Il corpo, trascendendo se stesso, ed essendo protagonista di una metamorfosi che ha avuto come fulcro il continuo ri-formarsi in una forma che non sarà eterna, attinge al fenomeno culturale, acquista valore estensivo, in quanto dove la biologia lo frena, la tecnica lo fa approdare a mete prima d'ora impensabili.



Marco Della Greca
Il reale? Un libro, nient’altro che un libro...

Tra i primi a dedicare un lungo studio all'opera di Blanchot, Michel Foucault pensa bene di partire dal principio. E abbordando la questione frontalmente, incappa subito nel problema. Je parle. Proposizione puntiforme e infinita, che quando è pronunciata sembra eterna e quando non lo è sembra eternamente impronunciabile. Paradosso ancora più infido dell'io mento di Epimenide, che può essere sciolto se si fa della proposizione l'oggetto di un'altra proposizione di grado superiore — io dico che io mento — dal cui valore di verità dipende quello dell'altra. Ma se si scrive io dico che io parlo, nulla si risolve: non si può "risolvere", parlando, l'atto di parlare, che nel momento in cui avviene sembra non aver mai avuto inizio, e che quando si tace sembra non aver avuto fine, nel senso che non può essersi concluso ciò di cui nessuna traccia testimonia la passata esistenza.



Giuseppe Crivella
Blanchot tel que je l’imagine

Il Neutro allora è l’Essere stesso, percorso come da un margine disorientato verso l'eccesso livido di una pienezza anodina, penetrato dalle infiorescenze di un miraggio perfetto incassato nell'origine di ogni opera, il cui linguaggio sia al tempo stesso dissipazione di un'interrogazione inappellabile, raggrumato spazio ospitante parole spettralmente profondate in un vuoto diventato pietrificato crollo, ossessionata molteplicità di silenzi sorti da uno sguardo immobile su quell'ineffabile punto cieco che ha l'astratto nome di morte.



Guido Cavalli
Polifonia e monodia delle tradizioni

Certo, ogni contesto determina le sue forme e la tensione unitaria non produce solo archetipi, ma anche torsioni, esasperazioni, e fugaci illuminazioni. L’ascolto di un mottetto di Du Fay è ormai molto difficile per noi. Il miracolo della polifonia è tramontato. Altrettanto una composizione di Messiaen.



Sandro Vero
Narrazione e tempo umano. Dal postmoderno ai Quaderni Neri

L’unica vera, realistica narrazione possibile sembra essere quella narrazione che si pone rispetto alle altre non già in un contegno di riprovazione o di supponente superiorità, bensì in una sorta di atteggiamento cannibalico: in realtà il capitalismo nella sua versione ultimativa ha bisogno delle narrazioni che esclude, che stigmatizza come lasciti anacronistici del secolo breve.



Rosa María Rodríguez Magda
Immagine, serie, fuga nel barocco

L’atteggiamento del filosofo è fatto di scepsi e assiomatica. La scepsi è l’atto dello scettico, il non credere, il dubbio sistematico. Viene da dal greco sképsis (controllo, ricerca, dubbio, osservazione), da skeptomai e campione della scepsi è stato senz’altro Nietzsche che nella Gaia Scienza porta la scepsi al suo estremo limite.



Giuseppe Crivella
Archeologia del Postmoderno 1. Paralogia come pragmatica del figurale

Che cos'è il Postmoderno? Nella bruciante immediatezza della domanda forse è già possibile intravvedere possibilità di risposta che ancora oggi aspettano d'essere vagliate a dovere.




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