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Guido Cavalli | Filosofia italiana
Il linguaggio non è una tecnologia. Una lettura di Documanità di Maurizio Ferraris. Seconda parte
25 giugno 2021

Heidegger concorda con Ferraris: dietro la tecnologia non c'è la “ragione”, ma un impulso. Ma ora si tratta di domandare: la forma tecnologica del nostro incontro con la natura è l'originario dell'uomo? Inizia qui quel nulla a cui stiamo riducendo l'ente? Quando diciamo che tutto l'uomo è tecnologico e tutta la “ragione” è isteresi della materia, e crediamo in questo di aver dissolto il mito della soggettività, non abbiamo fatto di questa nullificazione la sostanza della realtà? Non scompare in questo momento la consapevolezza della natura dativa dell'uomo — non il sogno del suo emergere auto-nomo, automatico dalla tecnologia, il sogno dell'automa — ma il suo provenire dal linguaggio?
Andrea Ponso | Saperi
Rito e dolore. Una possibilità ritmica delle forme di vita
30 maggio 2021

Viviamo in una comunicazione pervasiva che però sembra distruggere ogni possibilità di una comunità rettamente intesa, vale a dire come relazione di singolarità. Il rito e il dolore propongono invece il paradosso liberante di una comunità senza comunicazione, vale a dire di una comunità che non si basa principalmente sui significati, sui concetti e sui "messaggi" mediati dal solo linguaggio logico-razionale. Potremmo dire che dolore e rito cercano piuttosto un ritmo, non nel senso di una monotona regolarità, ma come organizzazione dinamica di intensità singolari.
Giuseppe Crivella | Estetica
Inventariare la morte. Il Soccombente di Thomas Bernhard
27 maggio 2021

Il Soccombente è uno di quei romanzi che nasce avvitandosi integralmente attorno ai bei congegnati moduli strutturali di quella che potremmo chiamare un'architettura dello sfacelo. Dilagando sotto la spinta incontenibile di una notturna secrezione memoriale, il romanzo è anche un esempio perfetto di ascesi negativa: il fallimento dei due personaggi è una sorta di Itinerarium mentis in Nihil, il risultato di una volontà accanitamente ostile a se stessa, la quale persegue monomaniacalmente una unio spastica non con l'assoluto, ma con la devastazione e la disperazione, culminanti come loro più naturale sviluppo in un raffinatissimo solipsismo a tre.
Roberto Fai | Politica
Istituire la vita: da Georg Simmel a Roberto Esposito
16 marzo 2021

Ricordavamo sopra come nella lapidaria frase di Calvino si avvertisse l’eco di quel filosofo del forse — Georg Simmel —, grande sismografo dello Zeitgeist che, tra fine ottocento ed inizio ’900, coglieva con straordinaria intensità l’ambivalenza, il conflitto e la tragedia della cultura moderna, prendendo di petto l’inquietudine che fenderà sempre più il “soggetto novecentesco” — immerso in quella che egli stesso definiva «l’intensificazione della vita nervosa» —, nella morsa di una radicale dinamica di differenziazione che segnerà irreversibilmente l’oscillazione dialettica o il contrasto tra la “vita” e le “forme”.


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