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Guido Cavalli | Filosofia italiana
Il linguaggio non è una tecnologia. Una lettura di Documanità di Maurizio Ferraris. Prima parte
18 giugno 2021

Prendono forma diverse vie per superare quell'aut aut per cui il pensiero di Heidegger è stato sin qui considerato o irricevibile o imprescindibile. Sono tentativi che coinvolgono non tanto coloro che ne sono rimasti estranei, quanto coloro per i quali uscire dalla sua orbita ha richiesto un "lavoro dello spirito" più o meno rilevante. A questo proposito, particolarmente significativo è il saggio di Maurizio Ferraris, Documanità: un contributo per pensare filosoficamente quella rivoluzione digitale che sta determinando uno spartiacque epocale della nostra civiltà, ma innanzitutto un tentativo coraggioso di dare un'altra risposta alla domanda heideggeriana: che cosa è la tecnica?
Andrea Ponso | Saperi
Rito e dolore. Una possibilità ritmica delle forme di vita
30 maggio 2021

Viviamo in una comunicazione pervasiva che però sembra distruggere ogni possibilità di una comunità rettamente intesa, vale a dire come relazione di singolarità. Il rito e il dolore propongono invece il paradosso liberante di una comunità senza comunicazione, vale a dire di una comunità che non si basa principalmente sui significati, sui concetti e sui "messaggi" mediati dal solo linguaggio logico-razionale. Potremmo dire che dolore e rito cercano piuttosto un ritmo, non nel senso di una monotona regolarità, ma come organizzazione dinamica di intensità singolari.
Giuseppe Crivella | Estetica
Inventariare la morte. Il Soccombente di Thomas Bernhard
27 maggio 2021

Il Soccombente è uno di quei romanzi che nasce avvitandosi integralmente attorno ai bei congegnati moduli strutturali di quella che potremmo chiamare un'architettura dello sfacelo. Dilagando sotto la spinta incontenibile di una notturna secrezione memoriale, il romanzo è anche un esempio perfetto di ascesi negativa: il fallimento dei due personaggi è una sorta di Itinerarium mentis in Nihil, il risultato di una volontà accanitamente ostile a se stessa, la quale persegue monomaniacalmente una unio spastica non con l'assoluto, ma con la devastazione e la disperazione, culminanti come loro più naturale sviluppo in un raffinatissimo solipsismo a tre.
Roberto Fai | Politica
Istituire la vita: da Georg Simmel a Roberto Esposito
16 marzo 2021

Ricordavamo sopra come nella lapidaria frase di Calvino si avvertisse l’eco di quel filosofo del forse — Georg Simmel —, grande sismografo dello Zeitgeist che, tra fine ottocento ed inizio ’900, coglieva con straordinaria intensità l’ambivalenza, il conflitto e la tragedia della cultura moderna, prendendo di petto l’inquietudine che fenderà sempre più il “soggetto novecentesco” — immerso in quella che egli stesso definiva «l’intensificazione della vita nervosa» —, nella morsa di una radicale dinamica di differenziazione che segnerà irreversibilmente l’oscillazione dialettica o il contrasto tra la “vita” e le “forme”.


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