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2017


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Marco Baldino | L’Affaire Hannah Arendt
Il dispostiivo Arendt-Deleuze e il nuovo antisemitismo
23 settembre 2017

Costituiti popolo-dello-sterminio dalla loro universalità astratta, gli Ebrei vengono negati popolo, cioè entità pubblica capace di esistenza politica, a causa della loro riterritorializzazione, – cioè dell’acquisita identità singolarizzata e radicalmente priva di universalità – per la cui assenza erano stati portati ad Auschwitz. L’Ebreo, elemento diasporico per antonomasia, quindi sradicato e privo di forma, in Israele si riterritorializza, riacquista forma e radici. Ma se ragioniamo solo sulla base dell’uomo-in-generale l’ebreo deve in un certo senso perdere continuamente forma particolare, come se lo sterminio fosse un accidente e non un evento ’onto-storico”.
Marco Nicastro | Psichiatria
Il paradiso perduto e la costruzione di Sé: il mito biblico dell’Eden
4 settembre 2017

Il dialogo col serpente può essere pensato, da un punto di vista psicologico, come una rappresentazione del rapporto con quella parte di sé che desidera andare oltre, che non si accontenta di ciò che è stato già concesso: la serenità, il potere sugli altri esseri, una compagna, ma che ambisce al raggiungimento di una perfezione o di un ideale non ancora posseduti.
Kasparhauser XV | 2017
Andrej Tarkovskij: Il tempo scolpito e l'eredità perduta. A cura di Guido Cavalli e Lorenzo Lasagna

VERSIONE PDF - dal 2 agosto 2017

A trent'anni dalla sua scomparsa di Tarkovskij, alcune riflessioni nel tentativo di riguardare alla sua opera come ad uno dei momenti necessariamente rari, nei quali l'arte ambisce ad essere non semplice messa in scena, rappresentazione oppure metafora, ma apparizione di qualcosa di vero.
Kasparhauser XV | 2017
Andrej Tarkovskij: Il tempo scolpito e l’eredità perduta. A cura di Guido Cavalli e Lorenzo Lasagna

Contributi di Guido Cavalli, Lorenzo Lasagna, Tullio Masoni, Andrea Ponso, Leonardo Tonini, Ludmila Kazinkina

A trent’anni dalla sua scomparsa di Tarkovskij, alcune riflessioni nel tentativo di riguardare alla sua opera come ad uno dei momenti necessariamente rari, nei quali l’arte ambisce ad essere non semplice messa in scena, rappresentazione oppure metafora, ma apparizione di qualcosa di vero.


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