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Anne Simon | Phaenomenologica
«L'architettura del visibile»: microlettura della fine di Sodome et Gomorrhe
5 aprile 2022

Con Merleau-Ponty la filosofia non deve più sbarazzarsi del metaforico o del figurale come di un compagno ingombrante che viene a sovraccaricare l'idea pura (idea di Essere, di Nulla, di Tempo, di Io, d'Oggetto) dei suoi abiti menzogneri e teatrali; al contrario è proprio prendendo in esame la dimensione fondamentalmente trasversale, tortuosa e mediatrice del linguaggio poetico che la fenomenologia potrà accedere più direttamente ad una vera espressione del nostro legame con l'essere.
Lorenzo Lasagna | Estetica
Un posto tranquillo, poco illuminato. L’isola dei morti tra elegia e perturbamento
9 marzo 2022

L'isola potrebbe raffigurare la Morte e il trapasso dei vivi che si compie con il suo raggiungimento. Il resto sarebbe essenzialmente un 'fondale emotivo' posto a contorno. Ma ci sono forze, nel dipinto, che non si lasciano ridurre ad un'allegoria di morte. Al contrario: la costruzione prospettica dell'opera (la simmetria centrale, la profondità dello sguardo, il movimento dell'imbarcazione, la composizione delle linee inclinate a disegnare - in particolare dalla terza versione in avanti - una sorta di teatro) favorisce il prodursi di un'attrazione, per quanto ambivalente e morbosa. La verità è che il quadro ci respinge sul piano emotivo, ma strutturalmente ci attrae verso di sé, inesorabilmente.
Jean-Luc Nancy | Omaggio a Nancy
Al di là dell’Europa [Eὐρὡπη]
25 novembre 2021

Giacché, infine, e come Jan Patocka (figura europea come poche) aveva potuto dire già molto tempo fa, quell'Europa, quella cultura, è per parecchi versi alle nostre spalle. Essa giace da qualche parte nella storia, dietro le guerre “mondiali”, dietro Auschwitz, dietro le guerre di “decolonizzazione”, dietro l'esaurimento o il rovesciamento delle rivoluzioni, e dietro la virata ecotecnica che ha già fatto uscire l'Europa dall'Europa.
Lorenzo Lasagna | Postmoderno
L'equivoco della rappresentazione. Appunti su H.P.Lovecraft e l'orrore cosmico
10 novembre 2021

Proprio per il pathos dell'inesprimibile che trapela dalle sue pagine migliori, Lovecraft oggi piace molto ai teorici del post-umanesimo e più in generale ai critici radicali della tarda modernità. L'angoscia che lo attanagliava, la viva apprensione per la fine dell'amata 'civiltà georgiana' e l'inevitabile tramonto del Merry New England popolato e governato dalle aristocrazie bianche, ai nostri occhi contemporanei assumono valenze altre, e trascolorano in categorie metafisiche: il declino della razionalità tecnica, la fine dell'umano, la fuoriuscita dall'antropocene verso un'epoca più oscura ed incerta che alcuni, con qualche acrobazia lessicale e un indubbio senso del marketing, hanno infatti ribattezzato 'cthulhucene'.


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