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Philippe Cabestan | Phaenomenologica
Dell’unità dell’immaginazione 1. Le immagini appartengono tutte alla stessa famiglia?
20 gennaio 2018

Contemplo l'incisione di Dürer; poi, abbandonandola, immagino un cavaliere che affronta la morte; infine mi addormento ed ecco che ciò che contemplavo o immaginavo, lo sogno. Messo da parte il soggetto in questione, che cosa hanno in comune questi atti differenti della mia coscienza? L’uno suppone il sonno e gli altri due la veglia. In un caso siamo di fronte ad un foglio di carta ricoperto di tratti neri e iscritto nello spazio della percezione, negli altri due casi la coscienza forma, indipendentemente da ogni supporto, un’immagine scelta da lei.
Jacopo F. Mascoli | Estetica
Jacques Rancière e il significato politico dell’estetica
23 dicembre 2017

Alla base della politica vi è quindi un’estetica. Questa estetica, secondo Rancière, deve essere pensata in senso kantiano, come sistema delle forme a priori che costituiscono ciò che ci è dato percepire; dispositivo di esposizione delle cose che possono emergere appieno nella loro autonomia. Un’estetica che diviene quindi un preciso modo di articolazioni tra i modi di fare, le forme di visibilità di questi modi di fare e le modalità di pensiero delle loro relazioni.
Emanuele Angeleri | Teologia
Cose che si sperano, cose che si vedono. Ebrei 11,1. Secondo Lutero
2 dicembre 2017

Il termine fede che ci accingiamo ad analizzare è quello arrivatoci attraverso il cristianesimo con la parola greca πíστισ (pístis), che è stata tradotta in latino con fides, da cui deriva il corrispondente termine italiano fede. Avvertiamo subito che il vocabolo greco e quello latino, rimontando entrambi a radice indoeuropea, sono parenti stretti sul piano etimologico, in quanto connessi alla radice greca πεíθειν.
Roberto Pozzetti | Psicanalisi e letteratura
Umberto Saba: il piccolo Berto e il Dottor Weiss
25 novembre 2017

La raccolta denominata con il suo dimunitivo, Il piccolo Berto, relativa agli anni della sua analisi, è dedicata proprio a Edoardo Weiss. Al centro di quest’opera vi è appunto la balia, che sembra vicariare anche la funzione paterna (il papà che a Umberto è mancato) come si coglie dalla scelta del nome Saba, che rinvia sia al nonno materno, in grado di svolgere il ruolo paterno. sia al significante Sabaz, soprannome della balia.


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