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Silvia Cegalin | Estetica
Filosofie della Carne e del Corpo. Da Merleau-Ponty a Deleuze
15 aprile 2018

Ancora una volta è il rapporto con il sensibile l'unico modo per accedere all'esperienza, sottraendo il corpo a strutture e dogmi di carattere psicologico per renderlo sostanza viva colta nel suo abbraccio con l'altra carne: il mondo. La carne, di conseguenza, diviene l'unica possibilità di apertura e di incontro verso l'altro; il tessuto connettivo che unisce mondo e corpo in un legame che si realizza in una stessa trama, conducendo le due "entità" a mutare e ad integrarsi tra loro in una metamorfosi che non avrà fine, e a cui Merleau-Ponty darà il nome di chiasma.
Daniele Baron | Ateliers
Sartre vs Bataille. Il nuovo mistico vedovo di Dio e il pensiero lento del filosofo
25 marzo 2018

Innanzitutto Sartre nutriva ammirazione per la figura di Bataille. Molti interpreti si sono soffermati più sugli aspetti negativi della sua critica, molti hanno interpretato il testo di Sartre come un’affrettata liquidazione di Bataille. Non è così. Lo testimoniano la lunghezza della recensione, i suoi espliciti elogi dello stile de L’expérience intérieure, l’accostamento di Bataille a grandi pensatori del passato, da Pascal a Nietzsche. Può essere un rilievo giusto dire che Sartre cominci il suo saggio lodando Bataille per la forma per poi meglio smontarne il contenuto, ma io credo che, al di là della forma, altri elementi del pensiero di Bataille "turbino" profondamente Sartre.
Maurizio Montanari | Estetica
La letteratura minore nell’argot di Céline
17 marzo 2018

Andrea Lombardi sostiene che: oltre la prima rivoluzione dell’argot, Louis-Ferdinand Céline supererà l’impasse creativa dopo Morte a credito con l’ancor più straordinaria creazione della petite musique, la scrittura emozionale, dei puntini di sospensione e esclamativi per tentare di replicare pause, enfasi e ritmo del parlato ‘tridimensionale’ trasferendolo con uno sforzo stilistico immane nel ‘bidimensionale’ del segno sulla pagina.
Philippe Cabestan | Phaenomenologica
Dell’unità dell’immaginazione 1. Le immagini appartengono tutte alla stessa famiglia?
20 gennaio 2018

Contemplo l'incisione di Dürer; poi, abbandonandola, immagino un cavaliere che affronta la morte; infine mi addormento ed ecco che ciò che contemplavo o immaginavo, lo sogno. Messo da parte il soggetto in questione, che cosa hanno in comune questi atti differenti della mia coscienza? L’uno suppone il sonno e gli altri due la veglia. In un caso siamo di fronte ad un foglio di carta ricoperto di tratti neri e iscritto nello spazio della percezione, negli altri due casi la coscienza forma, indipendentemente da ogni supporto, un’immagine scelta da lei.


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