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Marco Baldino | Pandemie
Il tonfo pandemico dell’Italian Theory. Eccezione, dono e immunologia
1 giugno 2020

Agamben sostiene che la pandemia non è che una strategia biopolitica per meglio assoggettare le masse al potere sovrano, inteso alla maniera di Schmitt, come stato di eccezione - La grande innovazione teorica consisterebbe nel ritenere che lo stato d’eccezione si sia oggi imposto come la norma. Esposito trae invece da Foucault il concetto di potere sovrano (potere di vita e di morte). Tuttavia la biopolitica, l’insieme delle pratiche immunitarie, anche per Esposito sarebbe una strategia con cui il potere sovrano tende ad assoggettare le masse.
Annabelle Dufourcq | Phaenomenologica
L’origine immaginaria di ogni essere: la nozione di Istituzione in Merleau-Ponty
22 maggio 2020

L’immaginazione produrrebbe così degli schemi, cioè trasformerebbe il concetto in regola operante, in un'attività di sintesi collaudata nel tempo e nello spazio. Ma perché supporre una sensibilità e un intelletto da principio distinti, mentre le sensazioni e i concetti isolati sono assurdi e non sono mai percepiti in questa forma? Questa prima versione di sintesi trascendentale non è soddisfacente.
Fabio Vergine | Pandemie
Aiôn: temporalità dell’evento-virus
15 maggio 2020

L’evento-virus, con l’innegabile carico di dolore che esso reca con sé, è quell'esperienza impersonale, assoluta, universale che ci mostra direttamente il paradossale funzionamento della temporalità dell’evento in generale. E se è vero, come spesso si legge o si sente, che l’evento-virus ci ha colti impreparati è perché forse, in fondo, non poteva che essere così, perché l’evento non ha tempo proprio: il suo tempo non è mai l’eterno presente di Kronos, ma l'eterno passato-futuro di Aiôn. Così l’evento-virus ci restituisce all’organico anacronismo che struttura l’autentica appartenenza all’attualità del nostro tempo. E come ogni evento, non può che coglierci alla sprovvista.
Roberto Fai | Politica
L’«erotica politica» nel Simposio di Platone
8 maggio 2020

È come se Platone avesse voluto mettere in scena una potente allegoria, giocare la finalità allusiva di un’«erotica filosofico-politica». Come se il luogo di provenienza di Diotima (la città di Mantinea) servisse a riscattare l’immagine di un’Arcadia, povera ma giusta, genuina e pacifica, “soglia” anch“essa tra physis e nomos (divino), la quale aveva cercato di esprimere ed esperire la propria singolare autonomia, come contrappunto di innocenza naturalistica — una sorta di «topos originario» e comunità umana, la cui forma-di-vita s’era scandita nel vivo intreccio di un legame tra mythos e logos, tra physis e dike...


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