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Marco Baldino | Heidegger e i Quaderni neri
Silentium. L’autodistruzione della filosofia
25 febbraio 2021

Dell’essere quindi non si può dire nulla, una baluginante presenza silenziosa che lumeggia nell’aura dell’ente, un cuore indeterminabile e, allo stesso tempo, misteriosamente capace di garantire il radicamento degli enti in qualcosa che li supera, qualcosa che non è afferrabile, ma che ne fonda il senso. Il meccanismo è puramente mistico, come si vede...
Fabio Di Clemente | Saperi
La natura e la carne. Nota sulla filosofia di Merleau-Ponty
24 gennaio 2021

In una nota di lavoro sulla Natura, Merleau-Ponty scrive: «il sensibile, la Natura, trascendono la distinzione passato presente, realizzano un passaggio dal di dentro dell’uno nell’altro». Questo passaggio si presenta come l’«Eternità esistenziale. L’indistruttibile, il Principio barbaro». Davanti alla ricerca dell’indistruttibile, del Principio barbaro, egli dichiara di voler rendere oggetto di psicoanalisi la Natura: «Fare una psicoanalisi della Natura: è la carne, la madre». Siamo nell’ultima fase del pensiero del filosofo, in cui la concezione della Natura si consolida in termini di carne. La carne si presenta come espressione dell’altro lato dell’uomo, ovvero di una materia lavorata o in chiasma con l’uomo, non della «materia» in sé.
Lorenzo Lasagna | Estetica
«C’è qualcosa là fuori?». Appunti sull’eerie e lo Spazio nel cinema di fantascienza.
12 dicembre 2020

Come l'esperienza estetica in generale, anche il perturbante occupa nella nostra epoca uno spazio debole, residuale; fatalmente, esso è ricatturato (come tutto) in una dimensione immanente. Dal piano del perturbante siamo scivolati sempre più su quello del disturbante, che è un piano più cinetico, meccanico, funzionale. Anche il genere fantascientifico, che dopo lunghi anni di letargo dà qualche segno di risveglio, non è più interessato all'oltre-soglia, al non conosciuto, ma concepisce se stesso espressamente come prolungamento e come protesi del reale.
Lorenzo Lasagna | Pandemie
Pandemia e lockdown: un nuovo modello di Salute?
12 ottobre 2020

Vorrei tentare una lettura dei cambiamenti, limitatamente (si fa per dire) al concetto di Salute - che sulle prime può apparire qualcosa di statico e di autoevidente, ma è invece un concetto stratificato e intriso di convenzioni linguistiche, etiche e culturali profonde: un vero e proprio paradigma. La mia domanda potrebbe essere la seguente: è possibile che il complesso di vissuti, di produzioni culturali, di pratiche e di provvedimenti agiti durante il cosiddetto lockdown, abbia espresso un paradigma di Salute diverso da quello che si è affermato in Europa dalla metà del XX Secolo ad oggi? E cessata l’emergenza, quel paradigma è destinato ad essere riassorbito, a ibridarsi col precedente o a soppiantarlo?


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