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Giuseppe Crivella | Estetica
Inventariare la morte. Il Soccombente di Thomas Bernhard
27 maggio 2021

Il Soccombente è uno di quei romanzi che nasce avvitandosi integralmente attorno ai bei congegnati moduli strutturali di quella che potremmo chiamare un'architettura dello sfacelo. Dilagando sotto la spinta incontenibile di una notturna secrezione memoriale, il romanzo è anche un esempio perfetto di ascesi negativa: il fallimento dei due personaggi è una sorta di Itinerarium mentis in Nihil, il risultato di una volontà accanitamente ostile a se stessa, la quale persegue monomaniacalmente una unio spastica non con l'assoluto, ma con la devastazione e la disperazione, culminanti come loro più naturale sviluppo in un raffinatissimo solipsismo a tre.
Roberto Fai | Politica
Istituire la vita: da Georg Simmel a Roberto Esposito
16 marzo 2021

Ricordavamo sopra come nella lapidaria frase di Calvino si avvertisse l’eco di quel filosofo del forse — Georg Simmel —, grande sismografo dello Zeitgeist che, tra fine ottocento ed inizio ’900, coglieva con straordinaria intensità l’ambivalenza, il conflitto e la tragedia della cultura moderna, prendendo di petto l’inquietudine che fenderà sempre più il “soggetto novecentesco” — immerso in quella che egli stesso definiva «l’intensificazione della vita nervosa» —, nella morsa di una radicale dinamica di differenziazione che segnerà irreversibilmente l’oscillazione dialettica o il contrasto tra la “vita” e le “forme”.
Marco Baldino | Heidegger e i Quaderni neri
Silentium. L’autodistruzione della filosofia
25 febbraio 2021

Dell’essere quindi non si può dire nulla, una baluginante presenza silenziosa che lumeggia nell’aura dell’ente, un cuore indeterminabile e, allo stesso tempo, misteriosamente capace di garantire il radicamento degli enti in qualcosa che li supera, qualcosa che non è afferrabile, ma che ne fonda il senso. Il meccanismo è puramente mistico, come si vede...
Fabio Di Clemente | Saperi
La natura e la carne. Nota sulla filosofia di Merleau-Ponty
24 gennaio 2021

In una nota di lavoro sulla Natura, Merleau-Ponty scrive: «il sensibile, la Natura, trascendono la distinzione passato presente, realizzano un passaggio dal di dentro dell’uno nell’altro». Questo passaggio si presenta come l’«Eternità esistenziale. L’indistruttibile, il Principio barbaro». Davanti alla ricerca dell’indistruttibile, del Principio barbaro, egli dichiara di voler rendere oggetto di psicoanalisi la Natura: «Fare una psicoanalisi della Natura: è la carne, la madre». Siamo nell’ultima fase del pensiero del filosofo, in cui la concezione della Natura si consolida in termini di carne. La carne si presenta come espressione dell’altro lato dell’uomo, ovvero di una materia lavorata o in chiasma con l’uomo, non della «materia» in sé.


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