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2017


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Emanuele Angeleri | Teologia
Cose che si sperano, cose che si vedono. Ebrei 11,1. Secondo Lutero
2 dicembre 2017

Il termine fede che ci accingiamo ad analizzare è quello arrivatoci attraverso il cristianesimo con la parola greca πíστισ (pístis), che è stata tradotta in latino con fides, da cui deriva il corrispondente termine italiano fede. Avvertiamo subito che il vocabolo greco e quello latino, rimontando entrambi a radice indoeuropea, sono parenti stretti sul piano etimologico, in quanto connessi alla radice greca πεíθειν.
Roberto Pozzetti | Psicanalisi e letteratura
Umberto Saba: il piccolo Berto e il Dottor Weiss
25 novembre 2017

La raccolta denominata con il suo dimunitivo, Il piccolo Berto, relativa agli anni della sua analisi, è dedicata proprio a Edoardo Weiss. Al centro di quest’opera vi è appunto la balia, che sembra vicariare anche la funzione paterna (il papà che a Umberto è mancato) come si coglie dalla scelta del nome Saba, che rinvia sia al nonno materno, in grado di svolgere il ruolo paterno. sia al significante Sabaz, soprannome della balia.
Roberto Fai | Filosofia italiana
Il gesto e la politica in Giorgio Agamben. Domande su Karman
11 novembre 2017

L’idea di una potenza destituente sembra affacciarsi come un tema che, pur evocando una diretta “determinazione” politica, sembra rovesciarsi come un nel suo opposto “impolitico”, giacché nel pensiero della modernità i mutamenti politici sono stati pensati dentro l’orbita di un “potere costituente”. Tuttavia, la tesi agambeniana della potenza destituente, anche se non direttamente tematizzata in quest’ultimo saggio, vi emerge in una più puntuale, convincente declinazione.
Marco Baldino | Geofilosofia
Foucault era filo-israeliano?
21 ottobre 2017

Si parla poco dell’anno 1967 nella biografia di Foucault. Eppure aveva alle spalle già la gloria di Storia della follia, di Nascita della clinica, del Raymond Roussel e del best seller Le parole e le cose. Nel 1965 si trasferisce a Tunisi, dove insegna all'università. Il 1967 è però l’anno della guerra dei sei giorni, della sconfitta degli eserciti arabi e dei pogrom anti-ebraici esplosi in tutto il Maghreb. Foucault ne dà notizia, sconcertato, a Canguilhem, in una lettera.


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